Simulatori di volo, prototipi di maschere antigas, uniformi di ufficiali medici, elmetti, carlinghe e ali di aeroplani, cassette di ferri e medicinali da campo, apparati radiografici. I volti degli studenti caduti al fronte, le loro lettere. Le studentesse mobilitate nelle attività di assistenza, le prime impiegate, le dottoresse arruolate nella Croce Rossa. Oggetti, immagini, filmati, documenti illustrano il contributo della ricerca universitaria in campo scientifico-tecnologico, socio-sanitario ed economico-sociale.


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Nata il 5-4-1886 a Torino da Tommaso e Carolina Perratone, consegue la maturità al Liceo Cavour, è immatricolata nel 1905-06, e si laurea in Chimica e Farmacia il 12 luglio 1910. Già assistente e poi aiuto presso l’Istituto di Chimica farmaceutica, è indotta alle dimissioni da Icilio Guareschi (lettera del 23 settembre 1915, in cui comunica al rettore le dimissioni), perché nominata tenente farmacista presso l'Ospedale della Croce Rossa.
L’arruolamento della dottoressa Bianchi non rappresenta un caso isolato, sebbene solo di recente, di fronte a incontrovertibili prove documentarie, si sia data evidenza all’arruolamento di laureate in Medicina e chirurgia e in Farmacia per il servizio negli Ospedali territoriali e dunque alla presenza non estemporanea in essi, talvolta anche in zone di guerra, di donne qualificate al pari degli uomini. Tra le laureate che figurano nei Ruoli della Croce Rossa, altre nove ottennero certamente la laurea presso l’Università di Torino: Matilde Bonnet, Carolina Bosso, Irene Calandri, Evarista Clerico, Augusta Delù, Amalia Lusso, Grazia Ida Norzi, Emilia Palmegiani nella Facoltà di Medicina e chirurgia; Amalia Giuseppina Canaveri, già diplomata in Farmacia, nella Facoltà di Scienze.

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Un buon pilota doveva riuscire a tollerare notevoli e rapidi sbalzi di pressione senza accusare particolari disturbi. Per questo motivo nel laboratorio di Fisiologia dell’Università di Torino si svolgevano i test attitudinali per gli aspiranti piloti della prima guerra mondiale, si effettuavano dei test utilizzando una grossa campana metallica in grado di ospitare una persona. Una pompa permetteva di ridurre progressivamente la pressione all’interno della camera, simulando la rarefazione dell'aria in quota. Si registravano quindi i parametri fisiologici quali la regolarità del respiro e la frequenza cardiaca dell’aspirante pilota. Il tutto veniva registrato da un chimografo, un cilindro rivestito di carta annerita da nerofumo, messo in lenta rotazione da un sistema ad orologeria.

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La campana in ferro era collegata ad una pompa meccanica che aspirava l'aria simulando al suo interno le condizioni di rarefazione dell'aria in quota. Foto d'epoca.

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Questo apparecchio, ideato da Gino Galeotti, serviva a testare il grado di attitudine allo sforzo muscolare degli aspiranti piloti

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Questo apparecchio, ideato da Gino Galeotti, serviva a testare il grado di attitudine allo sforzo muscolare degli aspiranti piloti. Foto d'epoca

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L’istruttore seduto al tavolo mandava dei comandi facendo accendere delle luci colorate sul pannello dello sfondo e il candidato doveva muovere la leva di legno davanti alla quale era seduto seguendo queste indicazioni. Tramite dei collegamenti elettrici e utilizzando il cronoscopio di Hipp l’istruttore poteva controllare il tempo impiegato e l’esattezza della manovra operata.

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L’istruttore seduto al tavolo mandava dei comandi facendo accendere delle luci colorate sul pannello dello sfondo e il candidato doveva muovere la leva di legno davanti alla quale era seduto seguendo queste indicazioni. Tramite dei collegamenti elettrici e utilizzando il cronoscopio di Hipp l’istruttore poteva controllare il tempo impiegato e l’esattezza della manovra operata. Foto d'epoca.

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